I vini della famiglia Attanasio di Manduria

I vini della famiglia Attanasio di Manduria

Esistono vini costruiti e truccati come i loro produttori, intenti più ad incipriare nasi e relazioni che a far vino.

Al contrario e per fortuna, ci sono vini semplici e straordinari come i loro Produttori: Uomini muniti di una concretezza affabile e di un rispetto evidentemente ricevuto e trasmissibile.

Fa parte di quest’ultima categoria la Famiglia Attanasio di Manduria, viticoltori abili e capaci.

Il capostipite, il Signor Giuseppe Attanasio, è una persona molto riservata dallo sguardo profondo e dalle parole minute e penetranti.
Oltre alla passione per la viticoltura e per la Terra, ha trasmesso ai propri figli Luca e Alessandro anche modi garbati e un’educazione sempre più difficile da trovare.

Oggigiorno la Cantina è gestita da Luca, che ha seguito le orme del padre Giuseppe nella gestione dell’Azienda, sia in campagna che in cantina e naturalmente anche in ufficio. Anche il figlio minore Alessandro contribuisce quando possibile ai lavori in cantina.

I loro vini li conosco da tempo e li bevo da sempre con grande trasporto, ma giovedì 17 gennaio ho avuto la possibilità di immergermi in una bellissima verticale di 5 annate del loro Primitivo secco, più un Dolce Naturale 2008.

Una degustazione organizzata da Onav Puglia in terra di Bari, presso l’Hotel Oriente: Enzo Scivetti e Paolo Costantini oltre a Luca Attanasio a presentare. Location decontestualizzante con i suoi effluvi floreali che sin dall’entrata nella Hall ti inseguivano lungo le scale che ti portavano in una sala dove si sarebbe tenuta la degustazione. Morbida moquette segnava il passo deciso delle oltre 80 persone che ben presto hanno gremito la sala.

Luca era lì, accompagnato dalla sua dolce sposa: attendevano l’inizio della serata e con minima curiosità osservavano l’apertura delle bottiglie: 2000, 2001, 2007, 2008, 2009 e un Primitivo Dolce Naturale del 2008.

L’umana dignità di queste persone li rende già d’acchito simpatici e gradevoli ma mai quanto dopo aver assaggiato uno dei loro Primitivi, figuriamoci in una verticale.
In qualche modo mi sentivo alquanto favorito rispetto a molti dei presenti: perché avevo avuto modo in passato di bere tutte le annate proposte, tranne la prima, quella del 2000, ma mai in un confronto così lungo.

Delle annate da me degustate in precedenza quella che mi aveva maggiormente colpito era la 2001 che avevo avuto occasione di bere nell’inverno del 2008, durante un’anonima partita di carte in una comune serata tra amici. Una bevuta letteralmente da pelle d’oca che mi emozionò tantissimo e che a tuttora considero tra le migliori da me fatte.

Nessuna disattesa dalle “recenti” annate che hanno mostrato con ottime sfaccettature note intense balsamiche e fruttate con un equilibrio di fondo tipico dell’azienda e riscontrabile anche nelle altre etichette.

Forse peccando un minimo in grassezza ed acidità, la 2008 è risultata un po’ sotto tono rispetto alle altre, ma ugualmente un gran bel vino. Arrivando alle annate “storiche” dell’Azienda si è verificato quello che molti appassionati anelano, con la 2001 pura poesia: poche parole non basterebbero a descrivere quello che si è sprigionato prima nel naso e poi nella bocca e di seguito nell’animo. Sintetizzando, una morbida e suadente POESIA che si è confermata come una memorabile esperienza sensoriale da uve Primitivo.

Il 2000 meno metrico si è mostrato diversamente e intensamente emozionante rispetto al suo successore con chiare note di spezie in chiusura e un finale molto prolungato: si tratta della prima annata imbottigliata dall’Azienda, un gran primo vino!

Il Dolce Naturale a dire il vero non l’ho bevuto con attenzione ed interesse, essendo sensorialmente ancora troppo rapito dai precedenti due assaggi.

Un’espressione territoriale del Primitivo di Manduria con una chiara vocazione alla tradizione e uno sguardo saldo verso il presente. Scevri da orpelli e fronzoli, immediati ma non semplici , profondi ma non misteriosi proprio come chi li produce, gli Attanasio sono riusciti a trasmettere al proprio lavoro tutta la loro essenza incontrando la natura del Primitivo e esaltandola in bottiglia in prodotti che hanno fatto, fanno e faranno parlare a lungo di loro.

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